L’ultima Wrestlemania ha portato con sé un momento indimenticabile, ossia il ritiro di un altro grandissimo mostro sacro della storia della WWE e di tutto il wrestling in generale: Brock Lesnar. Con lui se ne va un altro pezzo di storia della disciplina, che tra le tante contraddizioni, rimane comunque uno degli atleti di maggiore impatto di sempre. Unico in un certo senso per impatto e credibilità.
Ripercorrendo brevemente la sua storia non possiamo dimenticare come è stato incredibile il suo debutto nel 2002. Accompagnato dal manager Paul Heyman, volto storico della ECW, scopritore di talenti e suo più grande sponsor, in Brock vediamo subito tutti qualcosa di unico. Una macchina da guerra che demolisce ogni avversario, poche parole, niente fronzoli, solo tante botte. Il primissimo Brock Lesnar ha qualcosa di Andre The Giant e qualcosa di Goldberg, volendo fare qualche paragone. Dell’Andre heel di fine anni Ottanta magari ha quell’aura di distruttore che parla poco quanto niente e viene incensato e celebrato oltremisura dal suo manager, che parla per lui. Di Goldberg ha l’impatto devastante nei match, dove vince annichilendo gli avversari. Ma Brock ha anche qualcosa di unico. Il primo Brock Lesnar, quello che vediamo all’opera tra il 2002 e il 2004, manifesta tutto il suo background di lotta libera e non è solo potenza, ma qualcosa di più. Le sue prime apparizioni sono incredibili e rapidamente scala le gerarchie. Probabilmente il principale momento in cui si capisce quanto anche la WWE abbia chiaro cosa ha tra le mani si ha quando vince il King of the Ring e quando batte un ormai vecchio e malandato Hulk Hogan, facendolo sanguinare e macchiando il suo corpo col sangue del rivale. Lesa maestà, forse, ma anche un segnale che la nuova era è arrivata. A Summerslam 2002 detronizza un The Rock ormai pronto a lasciare il wrestling a tempo pieno per darsi al cinema, lasciando a ‘The Next Big Thing’ il titolo WWE. Regno ottimo e reso credibile da ben due vittorie in altrettanti cruenti match contro Undertaker. Indimenticabile il loro hell in a cell di No Mercy.
Ma c’è bisogno della consacrazione, che non può che arrivare a Wrestlemania. Così la WWE gli scrive la storia giusta. Gli fa perdere il titolo alle Survivor Series contro Big Show a causa di un tradimento di Paul Heyman e poi da qui fa partire la sua rincorsa verso la riconquista del titolo WWE. Lesnar vince la Royal Rumble in maniera devastante e va dritto al main event di Wrestlemania XIX. Qui diventa leggenda. Disputa un incontro stratosferico contro Kurt Angle, dove passa alla storia paradossalmente per una mossa “botchata”, una Shooting Star Press tanto bella nell’esecuzione quanto drammatica nell’epilogo perché impatta male e gli provoca una commozione cerebrale. Stranissimo pensare oggi di cosa fosse capace Brock per chi l’ha visto solo nella modalità “Suplex City” degli ultimissimi anni. Lesnar si consacra riuscendo a terminare lo stesso il match e a vincerlo, tornando campione WWE. Un’ulteriore consacrazione arriverà poi proprio con la faida con Kurt Angle, che lo porterà a perdere ancora quel titolo e poi a riconquistarlo in quello che oggi forse è il match più bello di sempre andato in onda in una puntata di SmackDown, quell’iron man match di un’ora dove pur di difendere il vantaggio di 6 cadute su 5, Lesnar resiste stoicamente alla Ankle Lock in cui viene imprigionato negli ultimi secondi, senza cedere e dando una grande dimostrazione di credibilità del suo personaggio.
Il periodo d’oro, almeno il primo, finisce però qui. Il nuovo regno da campione WWE di Brock scorre senza grandi sussulti, ma sembra poter avere una scossa improvvisa quando finalmente gli si para contro il suo alterego, Goldberg. È la sfida che tutti sognavano da tempo. La macchina da guerra prodotta in WCW contro quella prodotta in WWE. La faida è molto interessante: Lesnar causa a ‘Da Man’ la perdita della Royal Rumble 2004, dove stava dominando; Goldberg causa a ‘The Next Big Thing’ la perdita del titolo WWE a No Way Out in favore del leggendario Eddie Guerrero. Inevitabile lo scontro di Wrestlemania XX. Ma questo scontro è preceduto dalle voci che spoilerano (e non esistevano ancora i social, ndr) che sia Brock che Goldberg lasceranno la WWE. Ne viene fuori una faida che era partita bene, ma che si spegne e porta ad un match fiacco e brutto, condito da fischi di delusione del pubblico. Non un gran modo per Lesnar per salutare la compagnia dopo aver scritto pagine di storia indelebili in appena due anni
Ma la credibilità di Brock Lesnar non viene intaccata. Anzi, si rinsalda. Non solo nel mondo del wrestling, dove ottiene altri titoli e riconoscimenti in Giappone nella NJPW. Ma Brock entra in una nuova fase della sua vita professionale, approdando nella UFC, dandosi alle arti marziali miste. Si fa sul serio, non più spettacolo. E la cosa bella è che Brock Lesnar in questo mondo si conferma ancora più devastante. Qui non c’è un Paul Heyman a parlare per lui o un booking team a scrivere storie interessanti o incontri con il giusto pathos. Qui si mena e Brock distrugge tutti diventando campione mondiale dei pesi massimi. Senza fare più wrestling la sua figura impatta su quel mondo, lanciando il messaggio che dove tutto è predeterminato non è detto che gli atleti siano solo attori, anzi, nel suo caso è decisamente il contrario. Il suo percorso poi finisce, ma la storia l’ha scritta e la WWE sa che è arrivato il momento di richiamarlo
Inizia allora una nuova fase, che dura molti anni, ma che impatta in maniera incredibile. Brock Lesnar risponde alla open challenge di John Cena nel 2012, tornando in WWE dopo otto anni e facendolo con alle spalle un titolo di pesi massimi nelle MMA e una nuova veste da fighter. Il match contro Cena, leggendario, ad Extreme Rules, lo perderà, ma Brock non sfigurerà affatto dimostrando di esser tornato in una veste violenta e pericolosa. Da questo momento inizia a lottare come part timer, come attrazione, e come tale fa vendere biglietti. I suoi incontri sono un evento e lui è una bestia indomabile. Col solito Paul Heyman al suo fianco, Lesnar torna a demolire chiunque e il picco lo tocca a Wrestlemania XXX. Qui riesce dove nessuno era mai riuscito prima d’ora. Zittisce un intero stadio quando batte The Undertaker, che non aveva mai perso in carriera a Wrestlemania. Mette fine alla streak. Un momento storico che lo lancia verso una nuova grande pagina di storia. Diventa campione WWE ancora una volta a Summerslam, umiliando John Cena con tantissimi Suplex, facendo nascere il mito di “Suplex City”. Ma soprattutto, tra il 2016 e il 2017, rivive la sua storica faida con Goldberg, prima perdendo in pochissimi secondi alle Survivor Series, ma poi prendendosi la sua rivincita e strappandogli il titolo universale a Wrestlemania 33, dove finalmente i due mettono in scena quel match breve ma intensissimo che tutti avrebbero voluto vedere nel 2004.
Il resto è un’alternanza di conquiste e perdite di vari titoli mondiali, sempre nel segno della sua potenza devastante. Gli ultimi picchi sono probabilmente i match (non tutti, ndr) contro Roman Reigns. Poi il coinvolgimento nello scandalo di Vince McMahon ha portato qualche macchia e ad un allontanamento temporaneo. Ma è tornato in questi ultimi mesi per un’ultimissima run. C’era da lanciare quello che a tutti gli effetti sembra essere il suo erede. Oba Femi. Un colosso che ha sconfitto ‘The Beast’ e che ora dovrà ripercorrerne i passi, nel segno di quella credibilità che forse Brock Lesnar più di chiunque altro ha saputo dare
