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Te lo meriti, Sami!

Te lo meriti, Sami!

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Il grade colpo di scena di Night of Champions è stato indubbiamente il finale del main event, quando con un improvviso roll-up, Sami Zayn ha posto fine al regno di Cody Rhodes, battendo sia lui che Gunther, e coronando il sogno di una vita: essere campione WWE!

Con lui è da un po’ che andava avanti la storia del bravo ragazzo e del bravo performer, ma incompiuto. E anche face di punta come CM Punk e Cody Rhodes, suoi amici, hanno più volte calcato la mano su questo tema, ricordando a più riprese come Sami non sia al livello loro e dei top della compagnia per non essere mai stato un campione mondiale. Zayn ha ingoiato bocconi amari, ma è andato avanti. Nel main roster ha ottenuto tanto, ma quel titolo che lo pone al top mai. Troppa concorrenza, troppi colossi, troppa gente che forse ha maggiore credibilità. Quel titolo WWE o mondiale è rimasto perennemente un sogno.

Tante le occasioni mancate. Alcune volte nettamente, altre per poco. Ma la costante era sempre la solita: mai campione. Alla fine anche la gente sembrava essersi stancata. Il suo non è stato un vero e proprio turn heel, ma è innegabile che nella faida con Trick Williams della Road to Wrestlemania e nelle faide seguenti, la gente gli si è rivoltata contro. Ha iniziato a fischiarlo, forse stanca di quell’eterno incompiuto. La compagnia ha cavalcato l’onda non turnandolo del tutto, ma raccontandoci la storia del “last good guy”, che però a conti fatti commette più o meno involontariamente errori ai danni di suoi amici, che pure si stanno stancando di lui.

Tutta la storia che l’ha portato al triple treath di Night of Champions è stata interessante. Rivale di Gunther per aiutare Cody, ma allo stesso tempo deluso da Cody per le parole dure nei suoi confronti. Eppure, visto anche il calare del suo status nelle arene, sembrava destinato a fare semplicemente da terzo incomodo nella faida tra l’ ‘American Nightmare’ e il ‘Ring General’. Ma non avevamo calcolato la variabile Arabia Saudita. Night of Champions si è disputato lì dove Sami è quasi di casa, essendo di origini siriane. Lì dove è ancora acclamatissimo. Un’affermazione negli States sarebbe stata impopolare, ma in Arabia no e, anzi, questo forse era il momento giusto.

Una carriera dove ha spesso vestito i panni dell’underdog, il bravo ragazzo e bravo performer a cui manca quel pizzico di cattiveria in più per imporsi. Altre volte è stato un heel codardo ed opportunista, come quando si è intrufolato nella Bloodline entrandone a far parte senza averne legami di sangue, salvo poi uscirne e tornare nella sua classica veste di underdog. Campione di seconda fascia o di coppia a più riprese. Tutti hanno sperato di vederlo all’apice, ma per qualche motivo non era mai il momento. Ora ce l’ha fatta. E, al di là di ogni discorso su credibilità o durata del suo regno o ancora discorsi sul booking, c’è il dato di fatto: è campione e se l’è meritato. In un business fatto di colossi, fisicati o superdivi, un campione normale come Sami Zayn ogni tanto ci sta bene. Ci aspettiamo un regno di transizione e nulla di più. Sia chiaro questo. Non ha l’impatto fisico che ne legittimi un regno lungo. Ma oggi non siamo qui a domandarci quanto durerà o se funzionerà da campione. Siamo qui a dirci che ce l’ha fatta e onestamente, per tutto quello che abbiamo visto in questi anni e per l’impegno che ha dimostrato, è “stragiusto” così

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