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La Royal Rumble e la sconfitta contro Gunther ha segnato la fine della carriera di AJ Styles. Se sia davvero stata posta la parola “fine” ai suoi impegni sul ring o se la cosa riguarda solo la WWE, ma magari c’è ancora tempo per qualche piccola parentesi altrove, questo lo vedremo. Sta di fatto che con i suoi 48, quasi 49, anni, è lecito pensare che ormai il suo contributo a questo business l’ha dato ampiamente ed egregiamente.

Il suo percorso è stato diverso da quello di molti altri colleghi. Allen Neal Jones (suo vero nome, ndr) in WWE ci è arrivato tardi, solo nel 2016. Ci è arrivato dopo esser riuscito in un’impresa che non a tutti riesce lontano dalle luci della ribalta della WWE. È riuscito a rendersi noto nelle indies. La chiamata in WWE poteva arrivare prima, ma quando nel 2001 la compagnia dei McMahon acquistò la WCW, AJ era appena approdato nella vecchia promotion di Ted Turner e non aveva fatto in tempo a farsi conoscere e, di conseguenza, “inglobare” nel roster della WWE.

Ma è stato quello l’inizio di un percorso fenomenale. Tra il 2002 e il 2006 quattro anni splendidi nella ROH, dove si mette in mostra per le sue incredibili doti atletiche e tecniche. Ma parallelamente diventa anche un pilastro della TNA, poi Impact. Qui affina anche le sue doti interpretative, diventando una superstar a 360 gradi e divenendo il centro delle storie di quella piccola compagnia che sognava di contendere alla WWE la leadership nel settore. Leggendarie le sue rivalità e i suoi match contro Samoa Joe o Christopher Daniels. Vince più volte il celebre ed antico titolo NWA (il più antico titolo mondiale del mondo del wrestling, ndr), acquistato per un decennio dalla TNA, e poi anche il titolo TNA, titolo principale della compagnia. Terminata l’esperienza della TNA, per un paio di anni, tra il 2014 e il 2016, va a dare spettacolo in Giappone, approdando nella NJPW. Qui entra nel Bullet Club e si rende protagonista di altri incontri incredibili contro avversari come Kazuchika Okada e soprattutto Shinsuke Nakamura, contro cui realizza uno dei match più belli di tutta la sua carriera a Wrestle Kingdom 10.

Per anni molti fan, soprattutto i cosiddetti “smartoni”, che conoscono molto di questo business anche al di fuori della WWE, hanno sognato di vederlo un giorno a Stamford e magari vederlo all’opera in grandi rivalità contro le stelle principali del roster. E poi quel giorno, finalmente, è arrivato. Royal Rumble 2016, esattamente dieci anni fa. Una rissa particolare perché in palio non c’è la classica title shot per Wrestlemania, ma direttamente il titolo WWE, che il campione di allora, Roman Reigns, è costretto a mettere in palio entrando come numero 1. Siamo al momento della terza entrata quando Roman, che ha già eliminato un avversario, si mette comodo ad attendere chi sarà il prossimo. E l’arena letteralmente esplode quando entra lui: il ‘Phenomenal One’. AJ Styles è qui! La stella del mondo indie finalmente è tra i grandi. La paura è che ci sia arrivato tardi, ma su questo ci smentirà. Non vincerà la Rumble, ma darà inizio alle sue prime rivalità nel mondo WWE. Prima quella con Chris Jericho, che l’ha visto protagonista nella sua prima Wrestlemania. Poi quella per provare a strappare il titolo WWE a Roman Reigns, senza riuscire nell’impresa, ma tirando fuori la prima gemma in un bellissimo extreme rules match nell’omonimo evento.

Ma se c’è una rivalità che chiunque desidera in quel momento è senza dubbio quella con John Cena. Da una parte il super buono che non si arrende mai e che vince con poche mosse (critica per anni mossa a Cena, nonostante abbia spesso dimostrato di saperci fare davvero anche tecnicamente, ndr); il campione nato in WWE e che ha portato per decenni la bandiera della WWE. Dall’altra la superstar brava tecnicamente, atleticamente, che fa del lottato il suo punto forte; la stella che ha brillato altrove e che si è fatto un nome tra i più piccoli mentre tutto il mondo guardava il grande colosso di questo business. Una sfida non generazionale, ma tra due mondi di wrestling opposti. La paura è che, vista l’età avanzata di entrambi, potesse essere arrivata fuori tempo massimo. Ed invece viene fuori il meglio. Dopo un già ottimo primo incontro a Money in the Bank, vinto in modo sporco da AJ Styles, è a Summerslam che viene fuori il primo capolavoro assoluto. Uno dei più bei match di sempre nella carriera di entrambi; chiuso con una vittoria per AJ Styles, che lo lancia di diritto tra gli uomini di punta di quel momento in WWE. Il ‘Phenomenal’ va over come non mai, nonostante il suo ruolo da heel, e ben presto arriva anche a conquistare il titolo WWE, scrivendo anche il suo nome in quell’albo d’oro dove ci sono tutti i più grandi di sempre, compreso proprio John Cena. Il titolo lo vince sul finire del 2016 battendo Dean Ambrose, ma all’orizzonte si staglia per lui ancora una volta John Cena, alla ricerca della vendetta. I due si ridanno appuntamento alla Royal Rumble 2017 e stavolta col titolo in palio. Se quello di Summerslam era stato un capolavoro, qui riescono addirittura a superarsi. Un incontro pulito, tecnico, emozionante, ben raccontato. Una delizia da far vedere e rivedere a chiunque voglia avvicinarsi a questa disciplina. Due campioni. Stavolta vince John (che eguaglia il record dei 16 titoli mondiali di Ric Flair, poi battuto nel 2025, ndr). Ma Styles non ne esce affatto ridimensionato. Anzi, è l’inizio del suo periodo d’oro in WWE

Infatti, dopo aver dimostrato a tutti di essere ancora capace di grandi cose, la WWE si affida totalmente ad AJ Styles, che nel 2017 sforna match di qualità incredibile, come l’inatteso grandissimo incontro con Shane McMahon a Wrestlemania 33, conquista due volte il titolo statunitense durante una faida con Kevin Owens, finalmente torna campione WWE sul finire dell’anno e disputa un altro incontro pauroso alle Survivor Series contro Brock Lesnar. Insomma: un 2017 da incorniciare. Il 2018 lo vede campione WWE e stavolta la sua run non è breve. Supera i 380 giorni, come solo in pochissimi sono riusciti, soprattutto nell’era moderna. È il padrone incontrastato di SmackDown, che ribattezza come la “casa che AJ Styles ha costruito”. In realtà, però, proprio nel 2018 si avverte un piccolo calo dovuto forse all’età. Il suo regno perde forse molto a causa della deludente faida e dei deludenti match contro Shinsuke Nakamura, sulla cui faida in molti speravano tantissimo. Memori del grande scontro in Giappone di pochi anni prima, il pubblico ha di fatto spinto allo scontro tra i due a Wrestlemania 34. Ma ne è venuto fuori un match carino e nulla più e quelli successivi hanno ripercorso la stessa strada. Delude anche la faida contro un altro rivale storico dei tempi della TNA, Samoa Joe. Così, paradossalmente, il match più bello è quello contro Daniel Bryan, che però gli costa il titolo.

A questo punto la carriera in WWE di AJ Styles cambia volto. Nei primi due anni a Stamford ha dimostrato di avere ancora cartucce da sparare e la compagnia l’ha ripagato con titoli ed allori. Ma gli anni iniziano a farsi sentire e dal 2019 AJ inizia un percorso un po’ diverso. Qualche titolo qua e là non manca, ma principalmente interpreta il suo ruolo della superstar veterana che fa crescere le nuove leve. Non mancano match molto belli, ma anche le trame che lo coinvolgono non sono sempre entusiasmanti. C’è tempo anche per un altro riconoscimento importante, sebbene particolare: il main event di Wrestlemania. Particolare perché arriva nella sfortunata edizione del 2020, quella del Covid, senza pubblico. Particolare perché per rendere diverso e più attraente un match che senza pubblico avrebbe certamente deluso, per la supersfida contro Undertaker, la WWE si inventa il boneyard match: un incontro cinematografico, una sorta di cortometraggio, che sancisce l’ultimo atto della carriera di Undertaker

Gli ultimi anni di AJ non l’hanno visto del ruolo di leader del roster o di conquistatore di titoli, ma lui ha accettato tutto questo. Quando ha potuto si è messo a disposizione e ha tirato fuori dal cilindro qualche altro match di rilievo, nonostante i guizzi dei tempi d’oro e dei primissimi anni in WWE siano ormai lontani. Styles però ha saputo recitare ottimamente la sua parte. Spalla ideale per le nuove leve, sempre a disposizione di quella compagnia in cui è arrivato forse troppo tardi, ma a cui ha dato tantissimo. Le ultime perle le ha conservate per gli ultimissimi atti. Prima l’epico match di Crown Jewel contro John Cena, forse uno dei migliori capitoli del ‘Farwell Tour’ del bostoniano. Poi il gran bel match a Raw contro Gunther. Poi ancora l’ultimo spettacolare scontro con Shinsuke Nakamura a Saturday Night’s Main Event, che finalmente rende giustizia agli incontri in WWE tra questi due atleti, che nel 2026 hanno disputato finalmente quel grande match che è mancato nel 2018. E poi l’ultimo straordinario atto alla Royal Rumble, dove tutto è iniziato (almeno per quanto concerne la WWE). Sono stati dieci anni importanti. Forse troppo belli all’inizio e troppo opachi dopo. Ma l’importanza di AJ la si è vista in due modi diversi. Prima ha deliziato i fan e ha fatto capire alla compagnia che non era troppo tardi e che poteva dare ancora molto, sfoderando tra il 2016 e il 2018 diverse perle. Poi ha avuto un ruolo diverso: meno appariscente forse, ma certamente di grande importanza nel backstage e per la gestione della sua carriera. Ha dimostrato in questi dieci anni di essere ‘Phenomenal’. Grazie di tutto, non lo dimenticheremo!

Di Mario Grasso

Ex giornalista, ora scrivo solo per passione su questo sito. Laureato in Giurisprudenza. Buyer presso Autostrade per l'Italia. Da sempre appassionato di wrestling, ho dato vita nel 2017 a WWEMania, in cui mi diletto in report e qualche editoriale, oltre che all'archivio storico di titoli ed eventi. Scegliere i miei preferiti di sempre è abbastanza dura, ma faccio 4 nomi: Hulk Hogan, The Undertaker, The Rock e Shawn Michaels. Ma anche tantissimi altri: Brock Lesnar, Chris Benoit, CM Punk, AJ Styles, Rey Mysterio, Goldberg, Sting, solo per dire qualche nome. Tra quelli di oggi senza dubbio Seth Rollins, Cody Rhodes e Roman Reigns